Basaglia e il cavallo pazzo che ha fatto la Storia

L’11 marzo di 100 anni fa nasceva a Venezia Franco Basaglia. Psichiatra e neurologo, è passato alla Storia per aver promosso la chiusura dei manicomi e una visione più umana e deistituzionalizzata della salute mentale.

Fu una rivoluzione non solo politica e culturale ma anche semantica: “La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d’essere”, scriveva Franco Basaglia in Che cos’è la Psichiatria.
Il 13 maggio del 1978, dopo anni di battaglie, il Parlamento italiano approvava la cosiddetta “Legge Basaglia”, che imponeva la chiusura dei manicomi e regolamentava il trattamento sanitario obbligatorio (Tso), istituendo i Servizi di Igiene Mentale pubblici.

Potremmo raccontare in tanti modi Basaglia. Ci piace farlo attraverso la storia di un cavallo di cartapesta, Marco Cavallo. Scriveva Basaglia: “Noi non sappiamo cosa sia stato Marco Cavallo ma una cosa è certa: per noi ha avuto una profonda importanza. Quando oggi gli ospiti dell’allora ospedale psichiatrico di Trieste si incontrano in città, molti ripensano al periodo in cui costruirono Marco Cavallo come a un momento che segnò un nuovo inizio; un progetto di vita che non aveva niente in comune con l’odiata quotidianità del manicomio, ma che rappresentava piuttosto un legame tra individui in una nuova dimensione”. Marco Cavallo, prima di essere un’opera d’arte, è stato un cavallo nero che portava, all’interno delle mura del manicomio, un carretto con la biancheria e le stoviglie delle persone internate avanti e indietro per i padiglioni. Giunta la vecchiaia, sarebbe dovuto essere soppresso ma, grazie a una lettera inoltrata alla Provincia di Trieste da parte delle persone ricoverate e da chi lavorava nella struttura manicomiale, rimase in pensione all’interno del manicomio (sostituito con un motocarro).
Tra gennaio e febbraio del 1973 si lavorava (dall’interno) allo smantellamento dei manicomi in Italia. La collaborazione tra personale medico e infermieristico e le persone ricoverate – coordinate da Basaglia – fece nascere dentro al reparto P, ormai vuoto, un laboratorio artistico. Lì, nacque un enorme cavallo di cartapesta, che poi fu portato all’esterno, rompendo i muri del manicomio.
Giuliano Scabia, nel suo libro “Marco Cavallo. Da un ospedale psichiatrico la vera storia che ha cambiato il modo di essere del teatro e della cura” ha raccontato le sensazioni legate a quel momento, quando fu attraversata la soglia. Ricorda la folla all’esterno, il corteo di macchine che seguiva l’opera di cartapesta trainata da un camion, le persone, con bandiere e tamburi.

L’atto di portare all’esterno un simbolo visibile e rappresentativo dell’umanità che, al tempo, si voleva nascosta ed esiliata dentro le mura dei manicomi, fece la storia: la storia della libertà riconquistata.



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