L’inclusione, qualcosa di più di un lavoro

Un momento di pensiero collettivo e di dialogo forte con aziende, istituzioni, enti pubblici quello svoltosi venerdì scorso, 28 marzo, a Palazzo Moroni, a Padova.
Il tema era “Habile, il lavoro dell’inclusione”. Per noi, un’occasione per calare a terra quel sistema di volti, concetti e reti che intendiamo quando parliamo di “Habile”. E così abbiamo cercato di tenere insieme visione, dati, pensiero, desideri e storie. L’inclusione è difficile, è un processo che le imprese sociali contribuiscono a realizzare, ma è necessaria apertura, energia, voglia di far entrare le diversità nelle organizzazioni.

Sono stati preziosi tutti i contributi: l’assessora al Sociale e al Lavoro del Comune di Padova Margherita Colonnello, Paolo Becchelli, Dirigente Veneto Lavoro Padova e Rovigo, e poi Luisa Viamo e Chiaro Bertola di Carel, Stefano Belloni di Italchimica, Gianluca Feggio e Alessia Sagnotti di Riesco, Enrico Balestra dei Talents, Chiara Camporese del Sil, Tommaso Menegazzi del Sol.Co. di Verona e Daniela Moro di Irecoop Veneto.

Il professore dell’Università di Milano, Luca Solari, ha aperto e chiuso il momento di pensiero collettivo parlando di cooperazione sociale, imprese e nuove forme di organizzazione che sappiano accogliere, davvero, la diversità. “Ho incontrato persone, ascoltato storie, visitato luoghi”, la sua riflessione a margine del convegno, “e mi sono portato via una consapevolezza potente: l’inclusione non si misura solo in numeri. Si vive nella capacità delle organizzazioni di restare aperte, adattive, vitali. Le imprese sociali in forma cooperativa ci insegnano proprio questo: non basta “accogliere”. Serve saper incorporare la diversità nei propri processi. E non solo per dovere etico, ma per necessità organizzativa, per capacità di innovare, per rigenerare valore – non solo economico, ma sociale e politico. In un’epoca in cui molti modelli classici mostrano la corda, serve pensare a un nuovo equilibrio: pubblico, privato, sociale, insieme. Non per gentile concessione, ma per visione condivisa”.

E allora – per dirla con Hannah Arendt, citata nel corso dell’evento – l’inclusione è forse qualcosa di più di un lavoro: è un’opera, è un’azione, è un modo di trasformare la società e l’economia generando valore, possibilità, impatto. E, se riusciamo, anche un po’ di bellezza e felicità.



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