Dal sociale al valore: come l’impresa inclusiva rafforza organizzazioni ed economie

Quello che è nato nel corso del 2024 non è stato un semplice percorso formativo, ma una comunità di pratica inedita: venti figure di responsabilità (in particolare nell’ambito delle risorse umane e dell’inserimento lavorativo) di quindici imprese sociali delle province di Padova e Verona si sono ritrovati per esplorare insieme come rendere l’inclusione non solo un valore dichiarato, ma una strategia concreta sia dal punto di vista organizzativo interno che della produzione di valore esterna, capace di affrontare anche le sfide economiche e sociali di oggi e di domani.

«Ogni tanto bisogna fermarsi e chiedersi non solo perché facciamo quello che facciamo, ma anche come lo facciamo», ha detto una partecipante aprendo il primo incontro.

 

UNA COMUNITÀ DI PRATICA, NON UN’AULA

A differenza di un corso tradizionale, questa esperienza è stata costruita come uno spazio di apprendimento reciproco. Ogni partecipante ha portato la propria esperienza, le proprie domande e anche le proprie difficoltà, trovando nel gruppo non solo ascolto, ma anche idee e strumenti testati in altri contesti. Questa modalità ha permesso di trasformare le diversità dei partecipanti in un patrimonio condiviso, mettendo in luce come nelle imprese sociali l’inclusione sia un elemento fondativo e da ri-mettere a fuoco continuamente perchè se da un lato cambiano i bisogni dall’altro la sostenibilità e l’inclusione diventano un asset fondamentale nello sviluppo dei nostri territori e dei soggetti istituzionali (e non solo) che li abitano.

IL DOPPIO BINARIO: VISIONE E AZIONE

Il filo conduttore della comunità di pratica è stato unire la forza ispiratrice di una visione alla solidità operativa delle azioni concrete. Essere visionari significava immaginare un modello di impresa sociale in cui l’inclusione è parte costitutiva della più complessiva gestione delle persone; essere pragmatici significava dotarsi di processi, strumenti e ruoli specifici per tradurre questa visione in realtà quotidiana, anche nei contesti di incertezza economica e di cambiamento sociale.

TRE VOCI, TANTI CONTRIBUTI

A stimolare il lavoro collettivo sono intervenuti:

  • Luca Solari, docente di Organizzazione Aziendale presso la Statale di Milano, che ha guidato il gruppo nel mettere a fuoco il legame stretto tra inclusione, gestione delle persone e strategia organizzativa in particolare in un modello come quello dell’impresa sociale;
  • Maria Cristina Lavazza, Experience Designer, che ha introdotto il service design come approccio collaborativo per ripensare servizi e processi mettendo al centro i destinatari dei servizi e tutte le figure coinvolte nei processi di inclusione;
  • Antonella Finazzi, Business Coach, che ha portato strumenti di leadership inclusiva, essenziali per favorire ambienti di lavoro collaborativi e aperti. Quindi sul ruolo che contesti come il nostro devono avere in uno scenario imprenditoriale, economico e sociale più vasto. Con lei abbiamo ragionato delle “competenze” del tutor e di come aggiornarle continuamente.

Questi interventi non sono rimasti lezioni frontali: sono stati inneschi di conversazione e sperimentazione, che il gruppo ha rielaborato collettivamente.

IL TUTOR DELL’INSERIMENTO LAVORATIVO: FIGURA CHIAVE

All’interno delle discussioni, una posizione centrale è stata occupata dal tutor dell’inserimento lavorativo. Visto non solo come facilitatore, ma come ponte tra la persona e l’organizzazione, il tutor è emerso come uno snodo essenziale per trasformare il supporto e l’accompagnamento delle persone fragili in un momento di reale crescita delle competenze tecniche e trasversali e di valorizzazione del macro-processo di inserimento lavorativo e inclusion sociale nel sistema-complesso dell’impresa.

APPRENDIMENTO RECIPROCO E PROTOTIPAZIONE

Gli incontri hanno funzionato come un laboratorio: si sono analizzati casi concreti, si sono creati prototipi di soluzioni e si sono adattati strumenti esistenti alle esigenze di ciascuna organizzazione. Questa dimensione co-creativa ha permesso di testare subito le idee, riducendo il divario tra teoria e pratica.

DALLA TEORIA ALLA MAPPA

Uno dei risultati più significativi di questo percorso è stata la realizzazione di una journey map del processo di onboarding dell’inclusione sociale. Questo strumento ha permesso al gruppo di visualizzare in modo condiviso i passaggi chiave dell’accoglienza e dell’accompagnamento delle persone fragili all’interno dell’organizzazione, evidenziando punti di forza, criticità e opportunità di miglioramento. La mappa diventa così una bussola pratica per tradurre i valori dell’inclusione in azioni concrete e replicabili nelle diverse imprese sociali.

UN’EREDITÀ CHE RESTA

La comunità di pratica si è chiusa con la condivisione di un processo su cui ognuno lavorerà all’interno della propria organizzazione, ma il valore più grande è la rete di relazioni e scambi che si sono generati. Come ha detto un partecipante: «Qui non abbiamo solo imparato qualcosa di nuovo, ma abbiamo costruito un inizio di prospettiva comune».



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