L’indeterminato impatto di Habile

Intervista a Sebastiano Rizzardi, responsabile della comunicazione di Habile e coordinatore del progetto Talents

Enrico Balestra ha firmato il suo primo contratto a tempo indeterminato. Ha 31 anni, nello spettro autistico, costruisce rampe di Lego. La sua storia, per quanto “pop”, racconta una realtà ancora troppo rara: il lavoro stabile e dignitoso per persone con disabilità.

Ieri Enrico Balestra ha compiuto 31 anni e ha firmato il suo primo contratto a tempo indeterminato. Che significato ha per te questa tappa?
Io non so se Enry Balestra farà rampe di lego tutta la vita, ma intanto ha firmato il suo primo contratto a tempo indeterminato che arriva dopo il primo contratto di lavoro della vita siglato il giorno prima di compiere 30 anni. Allora disse: «grazie per avermi tirato fuori dalla solitudine». Oggi ha detto: «grazie per avermi fatto capire che cosa sia la disabilità», ovvero «sia quel che sia posso dire anch’io la mia».

Che tipo di storia è quella di Enrico?
Quella di tante persone con disabilità che trovano un lavoro, ma queste storie sono ancora troppo poche. Migliaia di persone con disabilità in una Regione pur inclusiva e ricca di opportunità come il Veneto faticano a trovare quello spazio di impatto sociale, esistenziale, di senso e sostentamento che è o dovrebbe essere il lavoro.

E con Habile cosa cercate di fare, in questo contesto?
Proviamo a ridurre la distanza, ad aumentare la cultura delle aziende sull’inclusione, dimostrare come pensiero, sapere e soprattutto tutor possano costruire contesti inclusivi e percorsi di lavoro lì dove sembrava impossibile.

La storia di Enrico però ha anche un aspetto “pop”, quasi da racconto cinematografico.
Poi, certo, la storia di Enrico è anche pop: l’autismo e il gioco, la squadra dei Talents – incubata grazie a Riesco e a L’Iride – così divergente e divertente, il sogno e la magia, un immaginario dolcissimo e disneyano, il nostro capoprogetto così Candid e Forrest Gump, la collaborazione meravigliosa ed esplorativa con il campione di handbike Damiano Marini, il riciclo dei mattoncini, il design urbano, i progetti con scuole e Comuni che rendono sostenibile l’indeterminato, i viaggi in tutta Italia, giornali e Tv e teatro, il legame con Rita Ebel in Germania.

Sembra un’energia che va oltre la semplice occupazione.
Una tale energia sembra infinita e quindi ci sta lo slancio, il dire “facciamolo a tempo indeterminato ‘sto contratto”, e ci sta che lo dica anche il determinatissimo autistico Enrico, “indeterminatissimo sia questo contratto”.

E Enrico non si limita a costruire rampe…
Esattamente: fa testimonianze e interviste, smista i lego e pulisce gli uffici, accompagna con doti educative bambine e bambini, è paziente con il resto della ciurma più incline al caos e al protagonismo, si cimenta in fiere e team building, un equilibrio commovente di verità e tenerezza.

Ti sei mai chiesto se questa esperienza potrà durare davvero a lungo?
Ogni giorno. Il ragazzo farà rampe e vedrà gente per tutta la vita? Stiamo costruendo una “illusione”? Ma poi: se la cosa al momento sta in piedi, e cresce, e traina altre possibilità inesplorate, perché non illudersi? Gli esseri umani smettono forse di illudersi perché a volte gli amori finiscono? E una esperienza felice e sostenibile non è la base migliore per metterci sopra altri mattoncini – magari diversissimi – di esperienze felici e sostenibili?

Cosa ti rimane più impresso, in mezzo a tutta questa avventura?
In tutto questo nostro vaneggiare c’è Enrico, che quando gli zuccheri nel sangue ci crescono troppo arriva e ci ricorda che è meglio il salato. Un mese fa in macchina tornando da un evento felicissimo vicino a Milano mi fa: «Sono belle le cose che facciamo, ma di queste amicizie – come dire – che sono “toccata e fuga”, ecco, che cosa resterà? Arriveranno delle amicizie che durano, persone con cui continuare a parlare e fare cose, magari della mia età?».

Cosa ti lascia questa domanda?
Tra le righe dell’“indeterminato” forse questa è la clausola più importante da frequentare. Una urgenza di amicizia, vita, pienezza, autenticità. L’urgenza di umanizzare lavoro, economia, relazioni. Ogni santo giorno, un lego dopo l’altro, con un pensiero appassionato e incessante. Sono sicuro che Enrico continuerà a ricordarcelo.



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