22 Ott Riesco, Habile e Sonepar: l’impatto sociale come destino dell’impresa
“L’inclusione? Un conto è invitare una persona a una festa. Un altro conto – e un altro mondo – è invitarla a ballare”.
Donato Fiore, Hr director di Sonepar Italia – leader mondiale nella distribuzione di materiali elettrici – ha dialogato il 17 ottobre scorso alla Fiera Impact di Padova con Paolo Tognon, founder di Habile e vicepresidente e responsabile del personale della cooperativa sociale Riesco. Riesco segue da anni la mensa aziendale di Sonepar a Padova e accompagna l’azienda nei percorsi di inserimento lavorativo di persone con disabilità. Un dialogo – condotto da Natascia Nardi, vicepresidente della Fattoria dei Talenti – che ha consentito di approfondire molti temi, dall’inclusione lavorativa alla capacità delle aziende profit di frequentare diversity & inclusion.
Fiore ha evidenziato come la sfida dell’impatto sociale sia – in un certo senso – “imposta” dalle giovani generazioni: “Noi eravamo buyer, nel senso che acquistavamo personale. Ora siamo necessariamente seller: vendiamo una certa idea di azienda, di cultura, che deve essere attrattiva, ingaggiante. E io ringrazio una nuova generazione che ci sta imponendo questi passaggi e che vuole sentire e vedere la cultura aziendale al primo impatto, alla prima percezione. Certo, noi viviamo con l’ossessione della performance, della produttività, del profitto, e tutto questo è necessario. Ma stanno nascendo domande, e dobbiamo rispondere”. Una visione ampia: “Non si tratta di fare l’angolino dell’inclusione: io stesso faccio fatica, ma so che bisogna andare oltre la normalità, non si tratta di procedere di flag in flag, di fare la check list dell’inclusione, è un fatto da guardare in profondità, e che trasforma”, ha continuato Fiore.
E Tognon: “Spesso mi chiedono dei profili per adempiere alla legge 68/99, mi dicono che preferiscono una persona con disabilità fisica a una con disabilità mentale, io rispondo con una domanda e chiedo “ma cosa deve fare questa persona, che lavoro deve fare?”. È un punto di partenza fondamentale”. “Ricordo”, ha aggiunto Fiore, “l’esperienza di una nota catena di alberghi, persone con sindrome di Down iniziarono a sistemare le camere da letto, lo facevano con una cura e precisione estreme”. Si tratta di un processo lento? “Con Habile ci rendiamo conto – ogni giorno – che questo è un bisogno vero delle aziende profit, e noi siamo felici che – fra le varie certificazioni – Riesco abbia ottenuto anche la certificazione della qualità del nostro processo di inserimento lavorativo di persone con disabilità”, ha osservato Tognon.
Che cosa riservano presente e futuro? “In maniera anche passiva colleghe e colleghi Hr si ritroveranno ad affrontare questa esigenza di diversity & inclusion”, il ragionamento di prospettiva dell’Hr di Sonepar, “si tratta di un’onda che arriva, di un movimento silenzioso che è diventato trendy. Se vogliamo ingaggiare le giovani e i giovani non c’è alternativa. Per cui rileggo sempre volentieri una frase di Frank Zappa che mi sono messo in ufficio, “la mente è come un paracadute: funziona solo se è aperta”. Lo vedo anche nei processi di inclusione: a tratti resisto, tendo a rimbalzare, invoco il mantra della produttività, ma poi dico “andiamo a spacchettare il processo, proviamo a individuare qualche pezzetto in cui la persona con disabilità possa dare il suo contributo”. E quando ce la facciamo, il valore supera di gran lunga la fatica di rompere l’inerzia della cosiddetta normalità”.